Tre donne

Tre donne mi son venute nel cuor,

tre grazie dal cuore gentile,

dalle fiamme nascoste nel petto.

Tre donne son venute,

con grazia e con affetto,

con i baci nel cuor e nel petto.

Con tre grazie

Il mio cuor ha trovato

 pace e la rima,

come un fiocco balocco

al loro cuor

dono.

 

 

 

Dalla raccolta poetica Cielo di Rosario Tomarchio

 

 

 

 

Intervista di Rosario Tomarchio a Giulio Durni e al suo nuovo romanzo L’altra faccia del cuore

Giulio Durni

“Sul giovanissimo viso di Sara c’era stampato sempre un sorriso dolce e i due occhi sembravano due perle rarissime.

 

I suoi lunghi capelli neri scendevano fluenti lungo le sue spalle, il suo fisico era praticamente perfetto e lei ne andava molto fiera.”

 

Giulio Durni nasce a Torre Del Greco dove tuttora risiede il 31/07/1957.

 

Marinaio di professione, poeta e scrittore per diletto, presta quotidianamente il suo servizio nelle acque del Golfo di Napoli.

 

Invogliato da amici e parenti nel 2006 pubblica il suo primo libro di poesie in dialetto “Parole senza pensieri”. Dopo aver scritto il suo secondo libro di poesie “Il mare e altre preghiere” si è dedicato alla stesura del suo primo romanzo “Un bandito per bene”.  “L’altra faccia del cuore” è il suo nuovo romanzo pubblicato da Edizioni Duemme.

 

R.T.: Ciao Giulio, ho letto nella tua biografia che hai pubblicato alcune raccolte di poesie e diversi romanzi. Nel tuo animo di scrittore ti senti più coinvolto dalla poesia o dalla prosa?

 

Giulio Durni: Ritengo i due momenti molto vicini e altrettanto lontani tra loro. La poesia è un attimo di vita immortalato dal cuore e trasmesso d’impeto alla penna, scrivere un racconto o un romanzo invece ti porta a spaziare nel tempo. Il poeta e lo scrittore anche se impersonati da una sola persona, sono e saranno sempre distinti e separati nei vari momenti dei loro approcci culturali.

 

R. T.: Torre Del Greco, Napoli, bellissimi paesaggi ricchi di storia e di tradizione culturale. Quanto influenzano il tuo stile e il tuo pensiero poetico?

 

Giulio Durni: Essere natio della parte inferiore della nostra penisola fa si che le relative problematiche di varia natura spesso ti coinvolgano e avvolgano nel loro manto facendo venir fuori il nostro lato migliore quale esso sia.

 

R. T.: L’altra faccia del cuore è il tuo nuovo romanzo. L’amore è il filo conduttore? O ci sono altri che lo scrittore più critico deve scoprire?

 

Giulio Durni: L’amore la fa indubbiamente da padrone ma non si può non ammirare il senso della comunicazione e dell’amicizia che regna tra i protagonisti.

 

R.T.: I fatti narrati nel romanzo L’altra faccia del cuore si ispirano alla realtà o al frutto della tua fantasia di scrittore.

 

Giulio Durni: La storia, come si può notare è vera e i suoi personaggi sono frutto di esperienze di vita vissuta anche se non manca un pizzico di fantasia.

 

R.T.: L’uso di internet è sempre più diffuso, ormai possiamo dire ch’è il principale mezzo per far conoscere la propria opera. Ci racconti della tua esperienza?

 

Giulio Durni : Internet ti consente di tenere il passo con il sempre più frenetico evolvere del mondo. Io lo sto conoscendo ora e giorno dopo giorno mi appassiona sempre di più, è grazie al suo uso che molte mie domande stanno trovando la loro risposta.

 

R.T.: 14 febbraio: San Valentino. È il titolo di un capitolo del tuo romanzo. Quel giorno è anche il giorno degli innamorati. Ci suggerisci una frase che racchiuda il significato di questo giorno.

 

Giulio Durni: Essere innamorati è indubbiamente la cosa più bella che possa capitare a due persone che si amano e il nostro calendario ci invita a festeggiarlo in quel giorno. Ma l’amore non è solo quello di San Valentino, l’amore è in primis voler bene esteso a persone, animali o cose e a tal proposito dico: “ Amavi i tuoi giochi di bimbo, ami vedere giocare un bimbo, amerai giocare con quel bimbo”

 

R.T.: Giulio hai un autore preferito? E se sì per quale motivo?

 

Giulio Durni: Non c’è un autore a cui mi sento particolarmente legato semplicemente per non litigare con i due individui che sono rinchiusi in me

 

R.T.: Progetti per il futuro?

 

Giulio Durni:  Il futuro è ogni attimo che fugge via ed io sono sempre vigile con il mio retino a tentare di acciuffarlo.

 

 

 

Grazie Giulio Durni per il tempo prezioso che ci hai donato per rispondere gentilmente alle domande.

 

 

 

 

 

Rosario Tomarchio

 

 

 

Intervista di Rosario Tomarchio al giovane attore siciliano Mario Coco

povera italia

Salve cari amici di Scrivere per passione. Ho avuto il piacere di incontrare il giovane attore Mario Coco e molto gentilmente mi ha concesso un intervista e in modo particolare mi ha parlato del suo film   che avremmo il piacere di vedere a breve.“Povera Italia”.

“E’ la storia di una banda di ladri improvvisati che si trova in mano un’ingente somma di denaro che per via di disguidi passa da una persona all’altra fino a quando, riacquistata, decidono con quei soldi di cambiare l’Italia.”

R.T.: Ciao Mario, ci racconti com’è nata la tua passione per il cinema?

 

Mario Coco: Intanto grazie per avermi proposto questa intervista, sono felice di potervi rispondere. La mia passione per il cinema è nata fin dalla più tenera infanzia. Il pretesto dell’amore a prima vista verso quest’arte meravigliosa fu il giorno in cui mio padre mi portò una videocassetta di un film di Charlie Chaplin, “La Febbre dell’Oro”. Da lì in poi cominciai ad amare il cinema e ad approfondirlo in tutte le sue mille sfaccettature. Parallelamente alla visione dei film ho sempre tentato di portare sul piano cinematografico il mio pensiero narrativo. A livello amatoriale ho girato una settantina di film, tutti sperimentali, tutti esercizi, che via via si sono diffusi anche in ambiti più vasti.

R.T.: Hai un film preferito? E per quale motivo?

 

Mario Coco: A dire il vero non ho un film preferito. Ho visto un numero illimitato di film ed è veramente difficile sceglierne uno in particolare. Ovviamente ci sono i film a cui sono più affezionato, anche per via di emozioni correlate a questi. Nella mia esperienza ho visto di tutto, dai film muti ai classici del cinema e in modo particolare di quello italiano, ma anche le perle più rare e le produzioni più nascoste. Tra i miei registi preferiti ci sono sicuramente Luciano Salce, Sergio Corbucci, Luca Rea, tutti i grandi registi del cinema di genere e molti altri, anche perché ogni regista ha un suo modo di fare e riesce a portare uno stile personale sullo schermo.

R.T.: Se  ti dico Nino Frassica?

 

Mario Coco: Se mi dici Nino Frassica potrei stare giornate intere a parlare di lui. E’ una delle persone a cui sono più affezionato e che ammiro moltissimo. Per me è un onore avere il suo sostegno. Diciamo che è stato lui a farmi capire che avrei fatto bene ad andare avanti con le mie passioni. Mi segue sempre e questo mi fa piacere. L’ho sempre ammirato come artista e conoscendolo come persona posso dire che è veramente un esempio da seguire. Ha cercato spesso di coinvolgermi, sia in alcune interviste registrate a Messina, sia in un evento che si è tenuto a dicembre con ospite anche il regista Daniele Ciprì, e poi vengo menzionato pure nella sua Autobiografia (70% vera 80% falsa). Nino è un vero mito, potrebbe interpretare con classe e con il suo inconfondibile umorismo qualsiasi cosa. Ogni volta che ci sentiamo è un vero divertimento.

R.T.: Il tuo regista preferito?

 

Mario Coco: Come ho spiegato prima, scegliere un elemento singolo in campo cinematografico è molto difficile. Ho già menzionato Luciano Salce, Sergio Corbucci, Luca Rea, ma aggiungo tantissimi altri come Steno, Fernando Di Leo, Mariano Laurenti, Lucio Fulci, Ciprì e Maresco, Dino Risi, Giuseppe Tornatore, Vito Colomba, Charlie Chaplin, Buster Keaton, Charley Rogers, Nando Cicero. Registi con un grande passione che ci hanno regalato molti gioielli visivi.

R.T.: Come nasce l’idea di realizzare un film?

 

Mario Coco: L’idea di realizzare un film c’è sempre stata. Io ho fatto esperienza con vari lavori che però non sono stati diffusi, mentre questo film a cui sto lavorando è la mia prima opera che viene diffusa in modo vasto. Infatti ci saranno diverse proiezioni in giro. Il mio desiderio è quello di poter esprimere concetti umoristici, visivi e sociali e di poter raccontare in modo disincantato e candido una storia che si distacca dagli standard attuali.

R.T.: Ci parli di “Povera Italia”

Mario Coco: “Povera Italia” è il film in questione a cui sto lavorando già da diverso tempo e che dovrebbe essere pronto nel periodo di Maggio. E’ una storia surreale, ma con accenni alla situazione italiana in una chiave fantasiosa e divertente. Un grande appoggio è dato da tutti gli attori che prendono parte al film, sia grandi professionisti, sia nuove promesse e cari amici. Posso anticipare la presenza di Francesco Scimemi, Chicco Coci, Stefano Raffaele, Gabriele Savasta, Giovanna Verdelli, attori bravissimi come Fabrizio Spedale, Lorenzo Procacci Leone, Emanuele Leotta, Gabriele Arena, Angelo Savasta, Giacomo Di Nicolò, Angela Favella, Franco Gasparri, Ivan Zingariello, Antonio Reitano, Antonio Agosta, ma anche carissime persone come Rosario Tomarchio, Maria Grazia Proietto, Davide Abriano, Karym Daidone, Lusy Nicotra e Giovanni Proietto Cartillone e due splendide promesse, ovvero Beatrice Cristofaro e Roberta Arcifa con cui ho lavorato meravigliosamente e che saluto con affetto. Ma il cast non si ferma qui, perché ci saranno anche molte altre sorprese che per il momento non vogliamo svelare, perché si tratta di attori che il pubblico conosce e che avrà piacere di sapere chi sono proprio quando il film uscirà. Non può mancare il mio amico Sebastiano Marino, storico e caro collaboratore e le musiche con pezzi originali creati dai Vulkanica e dal maestro Antonio Oliva, con la collaborazione di Carmen Cilione e di Gianluca Rando. Il film racchiude in se comicità, poesia, amore e azione in un concentrato che spero che venga gradito anche dal pubblico. Anche dal punto di vista tecnico è molto particolare, girato a metà tra il tradizionale e l’innovativo. E’ un progetto in cui credo molto. A breve apprenderete molte sorprese.

R.T.: Com’è nato il titolo del film? Ti sei ispirato a qualche attore o regista del passato? Se sì a quale?

 

Mario Coco: Il titolo del film è nato osservando ciò che ci circonda. E’ un’esclamazione che secondo me racchiude al meglio l’insieme di fattori che oggi sono presenti nel nostro paese, ma così come uno dei messaggi che cerca di lanciare il film, non bisogna mai perdere le speranze. Come in ogni lavoro ci sono ovviamente delle ispirazioni dietro, in modo particolare alla vecchia commedia italiana, fatta di attori e soprattutto di caratteristi, figure che oggi spesso mancano. Saranno visibili ispirazioni alle mie fonti-guida dirette come Nino Frassica, David Emmer, e poi a Steno, a Umberto Lenzi, a Massimo Troisi, a Paolo Villaggio, a Dino Risi e a tanti altri. Ma la cosa più visibile è una vis artistica del tutto originale di cui sono ideatore. Ci saranno dei pezzi nonsense molto particolari che sono esempi della mia visione umoristica.

R.T.: Progetti per il futuro?

 

Mario Coco: I progetti per il futuro sono molti. Momentaneamente sono impegnato a rifinire “Povera Italia” per le proiezioni che ci saranno nei prossimi mesi e spero che vada tutto per il meglio. Vi invito a seguirci sempre, anche perché vi aspetteranno ancora molte altre sorprese. Sto già pensando al mio prossimo film, ma è ancora presto per parlarne e bisogna vedere intanto l’esito del mio primo lavoro. Vi ringrazio per l’intervista. Per me è stato un vero piacere e complimenti per alla vostra professionalità.

 

Fonte

http://rosario-scrivereperpassione.blogspot.it/2015/04/intervista-di-rosario-tomarchio-al.html

 

 

Rosario Tomarchio

 

Tre donne

301b7

Tre donne mi son venute nel cuor,

tre grazie dal cuore gentile,

dalle fiamme nascoste nel petto.

Tre donne son venute,

con grazia e con affetto,

con i baci nel cuor e nel petto.

Con tre grazie

Il mio cuor ha trovato

pace e la rima,

come un fiocco balocco

al loro cuor

dono.

 

Rosario Tomarchio dalla raccolta poetica Cielo – Rupe Mutevole Edizioni

 

La ginestra

La ginestra

Passeggiando per le straduze

di campagna del gigante fumante,

con lo sguardo meravigliato e smarrito

da tante bellezze. Incontro te ginestra,

dal ramoscello verde e dal fior del color

dell’oro.

Se i fiori parlassero con te vorrei conversar,

con te che ti aggrappi alla vita,

dove l’uomo non oserebbe.

Oh fior a me caro, di te l’illustre poeta,

ha disegnato le rime che immortale

ti hanno reso nei cuori di tanti poeti

qual è il tuo segreto?

Forse perché ti offri

in ricordo di quel re?

Sì ti offri per rendere gloria,

e al ricordo gioioso si mescola

alle lacrime amare versate

in quel tempo lontano.

Ti offri per ricordar un ingiustizia,

che ancor oggi sanguina nel petto

di tanti madri dal cuor spezzato

da quel attimo che fu.

 

Dalla raccolta di poesie “Cielo” di Rosario Tomarchio pubblicata da Rupe Mutevole.

 

 

Per l’acquisto

http://www.rupemutevoleedizioni.com/letteratura/novita/cielo-di-rosario-tomarchio.html

Voce Neet. L’Eco del silenzio. #ioparlo #vogliounfuturo

sfondi-fantasiosi

Buongiorno Spaccia Lezioni.

 

Oggi niente articoli di “Cultura” con la C maiuscola. Oggi voglio dialogare con voi. Voglio parlare apertamente e cercare di trasmettere un po’ di “sostegno morale” ai ragazzi/giovani come me, che si trovano nella mia stessa situazione.

 

Sappiamo bene che “con la cultura non si mangia…”, “scrittori e artisti sono nati per fare i morti di fame…”, “l’editoria è in crisi…”, “dobbiamo rinnovarci…”, il lavoro ora “non va cercato ma inventato…”, “dobbiamo avere nuove idee per competere con l’estero…”, “l’Italia è un paese per vecchi, per i giovani non c’è spazio…”, “I giovani d’oggi non vogliono lavorare…”

 

Spero di avere esaurito le varie frasi fatte e frasi di circostanza. Se me ne sono dimenticata qualcuna segnalatemela, forse non mi è ancora stata detta.

 

Ora che abbiamo ascoltato tutte queste belle parole, che puntano il dito ovunque tranne che nella direzione giusta, veniamo a noi. A noi giovani che cerchiamo di farci una vita nostra, che vorremmo mettere su famiglia, che vorremo trovare lavoro, che speriamo in quella botta di fortuna, miracolo, segno del destino… chiamatelo come vi pare, che potrebbe darci un minimo di serenità e ci aiuterebbe a migliorare la nostra autostima. Perché non è vero che tutti i ragazzi vogliono andare al “Grande Fratello” o a “Uomini e Donne”, qualcuno vuole anche avere una vita normale, fatta di quotidianità e di semplicità.

 

Mi rivolgo a quella che ora chiamano la “Generazione Neet”, quella generazione a cui neetappartengo anche io, sempre incollata a internet e ai social, all’apparenza a far nulla, a giocare a Candy Crush… ma che, in realtà, scartabella, scorre, clicca forsennatamente su tutti i siti di annunci di lavoro alla ricerca di qualcosa che possa essere degno di essere chiamato lavoro e garantisca una vita dignitosa. Non mi soffermo a parlare della generazione Neet perché c’è già lo splendido libro dell’amica Roberta de Tomi, “Magnitudo apparente”, che ricalca con feroce realismo quelle sensazioni e situazioni che viviamo ogni giorno.

 

Voglio, però, mettere in campo il mio razionalismo cinico e fare due “conti della serva” con voi, per poi trarne alcune conclusioni, cercando di dare voce, anche da qui, a chi non sa come esprimersi o dove scrivere, ma sa perfettamente come ci si sente.

 

Da due anni e mezzo sono laureata. Come tutti i ragazzi italiani che si rispettino, siamo stati spinti a studiare (non che per me sia stato un dramma, anzi, ho amato l’Università più di quanto potessi immaginare), a cercare di ottenere il massimo, i voti migliori, perché ci hanno convinti che studiando ci avrebbero aperto le porte del paradiso. Con una laurea in tasca avremmo potuto tentare di tutto, dimostrare di essere pronti ad entrare nel mondo del lavoro, di essere preparati e ben disposti ad imparare ancora per migliorarci. Escludo il 2012 che per me è stato dedicato interamente alla laurea; escludo il 2013 perché non ero poi così ansiosa di trovare lavoro, quindi ho spedito e consegnato vari CV ma senza troppo impegno, circa un centinaio in un anno (avevo ancora i postumi di una laurea conseguita perfettamente nei tempi e che mi ha sfiancata). Parto dal 2014. Nello scorso anno ho perso il conto di quanti CV ho inviato, spedito, consegnato, abbandonato in giro per il mondo. Tuttavia ho provato a fare due conti a occhio e croce. Un anno conta 365 giorni: togliamo 100 giorni dedicati alle vacanze varie, alle domeniche, ai compleanni e feste varie. Arriviamo a 265 giorni. Togliamone altri 15, giusto per far cifra tonda, considerando le giornate “buttate alle ortiche” di colloqui vari, tentativi di lavoro, prove per lavori che non hanno il diritto di essere chiamati tali, e giornate dedicate all’attesa di qualche risposta che non è mai arrivata. Ne rimangono 250. Ipotizzando una media tra le giornate in cui ho spedito CV o mi sono candidata ad offerte di lavoro a raffica, spedendone anche 15/20 in 24h, e quelle di depressione totale dove l’unico sforzo fatto è stato quello di aprire il pc e accendere la musica; potrei dire di avere inoltrato una media di 3-4 CV al giorno. Se vogliamo essere pessimisti e pensare che qualche e-mail non sia arrivata, o causa linea internet latitante, le candidature non sono state registrate correttamente, in un anno “avrei trovato” 750 posti di lavoro. Nessun contatto, quindi 750 persone sono state selezionate per questi lavori (?)

 

lavoroConsideriamo anche che sono una banale “Laureata in lettere”, quindi ho ignorato tutti i mille mila annunci dedicati ai “professionali” (tornitori, fresatori, imbianchini, idraulici, elettricisti, stiratori, ceramisti, programmatori Java, verniciatori, metalmeccanici, operai specializzati, sbavatori, magazzinieri con patentino muletto…) Devo ipotizzare che ALMENO 750 persone abbiano trovato lavoro, più tutti i sopracitati. E la disoccupazione cresce…

 

Questi dati sono riferiti solo alla provincia di Brescia.

 

Aggiungo che ho avuto la sfortuna di confrontarmi con due ferventi cattolici, molto religiosi, che probabilmente hanno travisato un po’ troppo il proverbio “Aiutati che il ciel t’aiuta”. La loro soluzione al fatto che io fossi ancora disoccupata stava nel fatto che io non sono credente. Se andassi a messa, se credessi in Dio troverei lavoro nel giro di sei mesi. (Testuali parole che mi sono state rivolte). Mi era sfuggito che, tra “l’Ufficio Smistamento” ai tre livelli, l’ufficio “Santo subito” e il “Dipartimento Angeli Custodi” ci fosse anche il Centro per l’Impiego. Mi metterò all’opera per fornire mio CV anche lì.

 

Alla fine di questo resoconto ipotetico mi chiedo: dove ho sbagliato? La risposta di molti sarebbe “Hai sbagliato Stato, l’Italia.” Ne dubito. L’Italia ha così tante risorse tra turismo, storia, arte, settore primario e secondario, che potrebbe benissimo cavarsela da sola come ha sempre fatto.

 

“Abbiamo sbagliato i politici!”: poco ma sicuro. Abbiamo prove di questo che giungono da ogni dove. Amante, come sono, della letteratura e della storia antica, sinceramente già si sapeva che le elezioni erano assolutamente inutili perché pilotate, comprate, deviate, giostrate. La soluzione più semplice per i romani era la congiura o “Ops! Guarda un po’… è morto!” Non era una politica sana ma si risparmiavano i vitalizi dei senatori. Qualcuno ventila l’idea della salita al potere di un “Tiranno illuminato”, una specie di “Imperator” con le caratteristiche dei governanti di Platone, dediti allo studio, alle scienze e tesi all’elevazione verso il massimo della saggezza umana. Il problema viene esposto bene e a chiare lettere dallo storico Polibio: “Gli uomini migliori, i più illuminati, si tengono ben alla larga dalla politica perché sanno già che può corrompere gli animi.”. Siamo al circolo vizioso.

 

Ora vi chiederete. “Adesso che hai fatto tutta questa manfrina e ci hai fatto vedere che conosci due nomi a caso di letteratura latina e greca, cosa suggerisci di fare?”

 

Personalmente non ho una soluzione in tasca. Non saprei come agire “fortemente” su questi temi, ne mi auguro una rivoluzione violenta. Eviterei con piacere la congiura perché crea caos e nel caos vincono sempre i più forti, non i migliori.

 

Voglio, però, rivolgermi ai giovani, ai ragazzi che, come me, sono costretti ad essere spettatori del proprio futuro che svanisce, piano piano, ad opera di facce da TV, molto bravi a parlare, stordendo e rimescolando le carte in tavola come Croupier da Casinò. Abbiamo imparato a scrivere e a leggere, sappiamo parlare. Abbiamo i mezzi per farci sentire. Facciamolo!

 

Questo è un articolo, una voce piccola in una immensa vallata. Tuttavia, se tante voci si uniscono, posso dare vita ad una eco che può farsi sentire.

 

Invito chiunque legga questo articolo a farsi sentire, a seguirlo con un articolo, un post, un tweet, quello che vi pare. Mi permetto di suggerire due ashtag per chi vorrà unirsi a me: #ioparlo e #vogliounfuturo

 

 

 

Non aspettiamo che qualcuno cambi le cose, cambiamole noi.

 

Tamara V. Mussio

 

 

 

 

 

Fonte

 

https://glispaccialezzioni.wordpress.com/2015/02/18/voce-neet-leco-del-silenzio-ioparlo-vogliounfuturo/

 

 

 

Intervista di Rosario Tomarchio a Cristina Biolcati e al suo Allodole e vento.

ossigeno

Brucia in fretta la vita,/come fiammifero acceso/di un fuoco che infiamma./

 

Scintilla improvvisa/che esplode nel buio,/e va in cerca di aria.

 

Cristina Biolcati nasce a Ferrara il 27/08/1970 e scrive dall’età di 14 anni. È laureata in lettere. Numerose le sue poesie pubblicate in antologie, quali premi di concorsi vinti. Appare nei numeri 42 e 12 della collana “I poeti contemporanei” e nel II volume della collana “Il Parnaso”, edite dalla casa editrice Pagine. Tutti e tre i libri sono stati pubblicati nel 2013. Elio Pecora la sceglie per un’antologia omaggio che racchiude le voci di 50 autori: “Il cammino della poesia”, uscito nell’agosto 2013. Lei risulta vincitrice dell’omonimo concorso, il cui premio consiste nella sua ultima pubblicazione, la raccolta di poesie “Allodole e vento”, edita da Pagine nel settembre 2014.

 

R.T.: Ciao Cristina, con piacere ho letto la tua raccolta poetica e nelle prime liriche che la compongono  sono stato colpito dalla presenza  letterale del demonio. La presenza del demonio in letteratura è una presenza che in un certo senso affascina. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

 

Cristina Biolcati: Ciao Rosario e grazie per l’attenzione che hai dedicato alla mia silloge poetica. Certo, una delle prime liriche che compare in “Allodole e vento” è dedicata proprio al “diavolo”, soggetto da sempre trattato in letteratura. Qui però, il senso è più quello di “trasgressione”, di tentazioni alle quali la vita ci sottopone. Non essendo io una grande credente, non concepisco il bene assoluto, ma neppure il male assoluto. Quindi, senza fare riferimenti a possessioni o esorcismi, diciamo che qui il diavolo rappresenta il nostro lato oscuro; quella parte in cui sappiamo che non ci stiamo comportando in maniera corretta, ma non possiamo farne a meno. Perché come hai detto  tu, la trasgressione, volenti o nolenti, affascina.

 

R.T.:Nelle liriche “La donna del mare”; “Naufraghi di tempo”; “Passioni”. Il filo conduttore, a una prima lettura,  sembra essere il mare. Dal tuo punto di vista esiste un  filo conduttore tra le liriche che ho citato?

 

Cristina Biolcati: È strano come io parli spesso di “mare”, anche se in fondo non lo amo tantissimo. Per me il mare è inteso come immensità, come mistero, come possibilità infinita che qualcosa accada. Infatti non è mai un mare che abbia la mera funzione scenica, bensì un contenitore di sentimenti. Una sorta di pretesto per dire qualcosa di più profondo. Ecco, credo che proprio la “profondità” del mare sia questo “fil rouge” di cui mi chiedi.

 

R. T.:Il tema del mare viene ripreso nella lirica “Pescatore”. Qual è il tuo rapporto con il mare?

 

Cristina Biolcati: Sai, appunto come dicevamo, l’essere immenso ed incontenibile del mare, offre l’opportunità di spaziare e analizzare diverse tematiche. In particolare, in “Pescatore” viene descritta la vita grama della povera gente che sopporta una giornata fatta di fatiche e di stenti pur di assaporare  il momento in cui torneranno a casa dai propri bambini, dalla propria moglie. Quindi il mare, in alcuni casi, può diventare anche “amaro”, proprio come lo è la vita.

 

R. T.:Altro tema ricorrente nelle liriche è la luce che si contrappone al buio. Il tema è stato scelto per un motivo bene specifico o nasce dalla fantasia dell’io poeta?

 

Cristina Biolcati:La dicotomia di luce e buio credo sia fondamentale per poter analizzare una tematica e far risaltare, al tempo stesso, anche il suo contrario. Il poeta, in particolare, sa essere umorale. Quindi, tutto ciò che lo entusiasma diventa luce, mentre le tristezze sono date dal buio. Mi auguro che il lettore colga anche le piccole sfumature che stanno in mezzo.

 

R. T.:Il tema della morte vibra con forza nelle tue liriche. La morte ci fa sempre pensare, quasi al solo pensiero l’essere umano esprime un sentimento di paura. Cristina ci esponi il tuo pensiero letterario sulla morte?

 

Cristina Biolcati:La morte lascia sgomenti, lascia sempre un grande vuoto. Poiché, come dicevo, non sono molto credente, ho trovato una mia personale consolazione alla perdita delle persone care. Esse possono tornare nei nostri sogni e “rivivere” attraverso i versi di una poesia. Per questo do molta importanza all’ispirazione onirica, anche se il mio vuole essere un “omaggiare”, anziché ricercare, in maniera un po’ troppo presuntuosa, una parvenza d’immortalità.

 

R. T.:Nella lirica “Ricordi” esprimi il concetto di giorni e sogni passati che non ritornano.  Tuttavia giorni e sogni che non ritornano indicano due componenti se pur tristi della vita. La vita si contrappone alla morte. Qual è il senso della vita per Cristina Biolcati?

 

Cristina Biolcati:So che forse sembrerò banale, ma arrivata a questo punto, penso sia fare quello per cui sentiamo di essere portati. Ciò che più ci gratifica. Solo chi è soddisfatto di se stesso può affermare di vivere davvero.

 

R.T.:“Tributo a Leopardi” Leopardi dalla critica letterale è stato definito con vari termini che spaziano dal folle al genio. Cristina tu sei una scrittrice e per alcuni siti letterari scrivi critiche letterarie. Qual è il tuo pensiero su Leopardi? Quale rapporto si contrappone tra il tuo pensiero poetico, la lirica “Tributo a Leopardi” e il pensiero poetico di base presente in questa tua ultima raccolta?

 

Cristina Biolcati:Alla luce di quanto detto in precedenza, la breve poesia, “Tributo a Leopardi”, ha voluto essere un omaggio al poeta di Recanati. Figura discussa, bistrattata, forse non fino in fondo capita. Chi si occupa di poesia, deve fare spesso i conti col pensiero leopardiano. Come se tutto conducesse lì. Nonostante non sia il mio poeta preferito, ho da sempre avvertito una grande empatia per questa figura così geniale, ma al tempo stesso sfortunata. Malato, molto solo, con una madre che non gli ha mai dato affetto. Ho provato pena per il Leopardi bambino, che per affermare la propria esistenza ha sempre dovuto stupire tutti con la sua cultura. Ecco, mentre altri poeti hanno scritto poesie su avvenimenti importanti della loro vita, per esempio mi viene in mente Pascoli, sull’uccisione del padre, Leopardi ha costruito capolavori su piccole cose. Il passero, la ginestra, la donzelletta, il pastore: si è soffermato ad osservare gli ultimi, li ha celebrati. Forse anche a me piacciono le cose semplici e forse è per questo motivo che gli ho dedicato una poesia.

 

R.T.: Cristina partendo dal tuo pensiero e quindi dal “foglio e dalla matita”… dal momento che scrivi la singola poesia, al momento che componi l’intera raccolta e la silloge così composta va in pubblicazione, le liriche compiono vari passaggi.  Cristina ci spieghi brevemente i vari passaggi e in particolarmente in riferimento a questa raccolta?

 

Cristina Biolcati:Purtroppo o per fortuna, scrivere per me è un’esigenza. L’ispirazione può giungere in qualunque momento. Spesso anche di notte. Quindi annoto i versi, per non scordarli, anche sui fazzoletti di carta. In un secondo momento, vorrei riflettere di più, essere meno impulsiva. Allora cerco di correggere, di cambiare le parole. Ma l’idea originale si rivela sempre la migliore. Ovviamente, anche questa raccolta ha subito qualche piccola correzione, ma davvero poca cosa. I pensieri nascono così, prendere o lasciare.

 

Grazie Cristina per le risposte e per il tempo prezioso che ci hai donato per l’intervista.

 

Rosario Tomarchio

 

 

 

Info

 

www.pagine.net

 

Info sull’autore

 

http://oubliettemagazine.com/tag/cristina-biolcati/

 

Per acquistare il libro

 

http://www.amazon.it/Perle-dinchiostro-106-Cristina-Biolcati-ebook/dp/B00O1LX90C/ref=sr_1_5?ie=UTF8&qid=1415209832&sr=8-5&keywords=Cristina+Biolcati

 

 

 

Fonte

 

http://rosario-scrivereperpassione.blogspot.it/2014/12/intervista-di-rosario-tomarchio.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al chiaro di luna di Rosario Tomarchio

Cielo

O cara luna che di notte

 

mi fai compagnia,

 

mentre scrivo le mie rime.

 

Mentre passeggio per la

 

riva del lago.

 

Ti osservo incantato,

 

tra sogno e realtà

 

la tua immensa bellezza.

 

O cara luna cosa ci fai

 

in cielo tutta sola?

 

E io qui tutto solo?

 

Ecco si compie il mio destino

 

Amarti come un amante

 

clandestino.

 

E nel silenzio della notte

 

aspetto il tuo ritorno.

 

 

 

Per leggere l’intervista di Alessia Mocci

 

http://oubliettemagazine.com/2014/10/02/intervista-di-alessia-mocci-a-rosario-tomarchio-autore-della-raccolta-poetica-cielo/

 

Per leggere la recensione di Cristina Biolcati

 

http://oubliettemagazine.com/2014/11/14/cielo-di-rosario-tomarchio-la-vita-ha-il-cielo-per-capanna-mentre-la-terra-e-il-suo-letto/

 

Per acquistare il libro

 

http://www.rupemutevoleedizioni.com/letteratura/novita/cielo-di-rosario-tomarchio.html

 

 

 

 

 

OSSIGENO Poesia di Cristina Biolcati

Link

51w4jKBLkKL._AA160_

Brucia in fretta la vita,

 

come fiammifero acceso

 

di un fuoco che infiamma.

 

Scintilla improvvisa

 

che esplode nel buio,

 

e va in cerca di aria.

 

Si espande leggera,

 

rallegra la notte,

 

ma il suo tempo finisce

 

e rapida piega il capo reclino.

 

Cristina Biolcati, “Allodole e vento”, Pagine Edizioni, 2014.

 

 

 

Per l’acquisto del libro in formato  Kindle

 

 

 

http://www.amazon.it/Perle-dinchiostro-106-Cristina-Biolcati-ebook/dp/B00O1LX90C/ref=sr_1_5?ie=UTF8&qid=1415209832&sr=8-5&keywords=Cristina+Biolcati

 

Sacre reliquie Dalle origini del cristianesimo alla Controriforma di Charles Freeman

Sacre reliquie

Il titolo del saggio di Charles Freeman mette subito bene in evidenzia l’argomento principale del libro, ovvero le varie pratiche cristiane che sono sviluppati nel corso del medioevo, spiegando e raccontando partendo dai primi secoli cristiana come è nata venerazione delle reliquie. Sacre reliquie Dalle origini del cristianesimo alla Controriforma è stato pubblicato nel 2012 nella sezione Piccola Biblioteca Einaudi. Nell’immagine di copertina: Maestro della Santa Veronica, Santa Veronica con il sudario del Cristo, olio su tela, 1420. Londra.

 

Le storie delle reliquie che vengono narrate nel saggio di Freeman, sono molteplici e diverse a secondo del tipo di reliquia che possono essere classificati in corpi di Santi, parti del corpo, sangue, vestiario, pezzi della vera croce e ostie sanguinanti.

 

Suggestive e a volti forti si presentano le descrizioni di come sono stati ottenute le sacre reliquie. In alcuni casi si tratta di semplici scampi di doni tra illustri signori o ecclesiastici del tempo. In altre occasioni il corpo di un santo viene trafugato e portato dalla città da dove riposa e portato nel città definitiva e in quella città che accoglierà il suo corpo chiese, santuari per accogliere il corpo e i pellegrini che già a quel tempo erano numerosi, questo è il caso ad esempio di San Marco a Venezia e San Nicola a Bari.

 

Nel caso di San Luigi IX viene descritta la pratica usata per ottenere le ossa dopo la sua morte. Il corpo dopo che sono state tolte le interiora, dalle quali a sua volta sono state usate per realizzare delle reliquie, il corpo così trattato viene bollito in acqua e vino per separane la carne dalle ossa, ottenute quest’ultime, arrivate in Francia, la terra nativa del Re producono miracoli. I miracoli che avvengono sia in questo caso e sia in altri casi testimoniano la presenza dell’anima del santo in paradiso e quindi può intercedere presso Dio.

 

A mettere in dubbio la venerazione dei santi e delle preghiere per ottenere un miracolo, una grazia, è stato l’attività della riforma che nasce dalle predicazioni di Lutero e dalla Germania coinvolge una consistente parte dell’Europa che include anche l’Inghilterra di Enrico VIII. A ridare vigore e riaffermare il miracoloso servirà “un concilio” e l’azione energica di San Ignazio e dei gesuiti.

 

 

 

Rosario Tomarchio